Un pilastro, due caratteri
Il ciclo sessagesimale non è un calendario in più posato accanto al nostro: è il modo in cui l’astrologia cinese nomina il tempo. Ogni unità, un anno, un mese, un giorno, riceve un nome composto di due caratteri. Prima un tronco celeste, poi un ramo terrestre. Questa coppia si chiama pilastro, e l’ordine di lettura non varia mai.
Jia Zi, il primo dell’elenco, associa il primo tronco al primo ramo. I cinquantanove successivi si costruiscono allo stesso modo, facendo avanzare le due serie di uno scatto a ogni passo.
Una parola di prudenza sui nomi, perché la romanizzazione inganna i lettori frettolosi. Il quinto tronco celeste e il settimo ramo terrestre si scrivono entrambi Wu in pinyin, mentre corrispondono a due caratteri cinesi diversi e senza rapporto tra loro. Un pilastro non si indovina da un nome sentito da qualche parte: si calcola.
Perché sessanta e non centoventi
Dieci tronchi moltiplicati per dodici rami danno centoventi coppie possibili. Il sistema ne trattiene soltanto sessanta, e non è un taglio arbitrario.
Le due serie non si accoppiano liberamente. Un tronco Yang si combina solo con un ramo Yang, un tronco Yin solo con un ramo Yin. La polarità deve restare coerente all’interno di uno stesso pilastro, il che scarta fin da subito esattamente la metà delle combinazioni. Non si incontrerà mai un pilastro che mescoli un tronco Yang a un ramo Yin, né l’inverso: quelle coppie non esistono nel sistema.
Sessanta pilastri validi, dunque, non uno di più. Questa cifra non è una tradizione a cui ci si piegherebbe in mancanza di meglio, è ciò che resta una volta applicata la regola di polarità.
Il minimo comune multiplo di dieci e dodici
C’è un secondo modo di arrivare allo stesso numero, ed è puramente aritmetico. Si immaginino due ruote che girano insieme: quella dei dieci tronchi e quella dei dodici rami, ciascuna avanzando di uno scatto a ogni passo.
Dopo dieci passi, la ruota dei tronchi è tornata al punto di partenza, ma non quella dei rami. Dopo dodici passi accade l’inverso. Servono sessanta passi perché entrambe si ritrovino simultaneamente nella posizione iniziale, perché sessanta è il minimo comune multiplo di dieci e dodici. Al sessantesimo passo il ciclo si richiude e Jia Zi ritorna. Nel frattempo la serie dei tronchi avrà compiuto sei giri completi, quella dei rami cinque.
È da questa meccanica che viene la coincidenza apparente tra l’accoppiamento per polarità e il periodo del ciclo. I due ragionamenti, quello della polarità e quello del minimo comune multiplo, portano allo stesso risultato.
Il punto di calibrazione: il 2 febbraio 1984
Un ciclo che gira senza fine non serve a nulla finché non si sa dove ci si trovi al suo interno. Serve un’ancora, cioè una data il cui pilastro è noto e a partire dalla quale tutto il resto si deduce.
Il calcolo qui adottato si cala sul 2 febbraio 1984, giorno che porta il pilastro Jia Zi, il primo dei sessanta. Ogni altra data si deduce da quella: si contano i giorni trascorsi dall’ancora, si fanno avanzare le due ruote di altrettanti scatti, e si legge il pilastro ottenuto. Il procedimento non ha nulla di misterioso, è un’aritmetica di posizione.
Questa ancora non è un dettaglio di visualizzazione. Cambiare data di riferimento sposterebbe l’intero ciclo, e quindi ciascuno dei pilastri calcolati. Per questo è fissata una volta per tutte nel motore di calcolo, invece di essere lasciata alla scelta del lettore.
Dove il ciclo si legge in un tema
Il ciclo non serve soltanto a datare. I quattro pilastri di un tema, quello dell’anno, quello del mese, quello del giorno e quello dell’ora, sono quattro punti di questo stesso ciclo, prelevati a quattro scale diverse. I loro otto caratteri, quattro tronchi e quattro rami, sono gli otto caratteri del BaZi.
Anche ogni decennio di Da Yun è un pilastro del ciclo. I grandi periodi di vita non sono di natura diversa dai pilastri di nascita: avanzano sulla stessa ruota, semplicemente più lentamente, uno scatto per fascia di dieci anni.
Infine, ogni giorno dell’anno porta il proprio pilastro. Questo permette di collocare una giornata rispetto a un tema senza cambiare strumento né vocabolario. Un’unica meccanica, applicata a velocità diverse: è ciò che dà al sistema la sua coerenza interna.
Ciò che il ciclo non è
Un pilastro non è un presagio. Il ciclo sessagesimale è un sistema di numerazione prima di essere un oggetto di interpretazione: dice dove ci si trova, non che cosa accadrà.
Non si legge nemmeno per il solo animale. Il ramo è soltanto metà di un pilastro, e un pilastro è soltanto un quarto del tema. L’animale dell’anno, quello che tutti conoscono e che si confonde volentieri con l’astrologia cinese intera, occupa una sola posizione su otto.
Parole chiave
- Un pilastro: un tronco, poi un ramo
- Sessanta coppie valide, non centoventi
- Yang con Yang, Yin con Yin
- Sessanta, minimo comune multiplo di dieci e dodici
- Ancora di calcolo: 2 febbraio 1984, pilastro Jia Zi
- Uno stesso ciclo per i pilastri, i decenni e i giorni